Reflexiones diarias sobre argumentos de espiritualidad y vida carmelitana, con incursiones en el mundo del arte y de la cultura

sábado, 18 de abril de 2015

I 500 anni di S.Teresa d’Avila


Il 2015 si presenta per Torino un anno ricco di grandi eventi religiosi: i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco, l’ostensione della Sindone e la visita di Papa Francesco. Ma un altro anniversario importante – un cinquecentenario – ci ricorda una figura straordinaria che appartiene non soltanto alla storia del Cattolicesimo ma anche a quella della spiritualità di ogni tempo e di ogni luogo: parliamo di Teresa de Cepeda y Ahumada o Teresa de Jesús, nata in Spagna ad Avila il 28 marzo 1515.


La scrittrice

Se è vero che la storia del Cristianesimo è costellata di santi mistici e visionari, è altrettanto vero che quasi nessuno di loro fu autore di una produzione letteraria così ampia e varia: Teresa de Avila ricopre un ruolo di grande rilievo nella letteratura spagnola del cosiddetto Siglo de Oro, cioè il periodo storico comprendente all’incirca i secoli XVI e XVII.

L’autobiografia della santa, Il libro della mia vita, fu definita dallo scrittore spagnolo Azorín il libro più profondo, denso e penetrante di tutta la letteratura europea, ma l’opera più celebre di Teresa è senza dubbio Il Castello interiore o Le sette stanze, uno dei gioielli più fulgidi della letteratura mistica di tutti i tempi.

La sua prosa asciutta ed essenziale è dotata di una spontaneità che riesce ad avvicinare il lettore a concetti assai elevati in modo più efficace di un raffinato trattato teologico, e quando descrive la sua esperienza di stati non ordinari è in grado di darne definizioni precise e distinte (rapimento, volo dello spirito, visione immaginaria, visione intellettuale, unione, ecc.). 


Data la modesta preparazione scolastica della santa, concordiamo con lei quando afferma che era la mano di Dio a guidarla nella scrittura: in termini moderni oggi lo chiameremmo channelling.

La mistica

Il raccoglimento sensoriale e i successivi stadi di concentrazione, meditazione e unione, così come emergono dal racconto testimoniale della stessa santa, ricordano in modo stupefacente lo yoga sutra di Patanjali, uno dei testi fondamentali dello yoga. 

Ed è proprio nella fase ultima, quella di unione, che si delinea la sfida più ardita all’ortodossia cattolica: una visione così esplicita della fondamentale identità tra l’umano e il divino (accettabile e normale per la spiritualità orientale) non era certo proponibile per la Chiesa di quei tempi. E oggi? 

Per questo potremmo forse affermare che il miracolo-paradosso nella vita di Teresa d’Avila fu che le sue opere furono requisite e censurate, ma non bruciate.

La fondatrice

Chi immagina Teresa d’Avila rinchiusa nella sua cella monastica, sempre immersa in preghiera e colta da rapimenti estatici, commette un grave errore. 

La santa fu capace di riformare radicalmente l’ordine carmelitano ispirandosi alla purezza della regola originaria del Carmelo, e partecipò in prima persona alla fondazione di ben quindici monasteri, viaggiando instancabilmente per le assolate, polverose o infangate strade della Spagna del Cinquecento. 

[In realtà furono 17 monasteri di monache, ai quali si debbono aggiungere quelli dei frati e ci sarebbe da discutere molto se veramente lei voleva riformare il Carmelo o fondare qualcosa di nuovo nel Carmelo. Nota dell'editore del blog.]

Si occupava di ogni dettaglio, dalle questioni contrattuali e burocratiche per l’acquisto del terreno e dell’immobile alla progettazione edilizia, e affrontava con abilità e coraggio questioni diplomatiche assai delicate che la costringevano a barcamenarsi tra i vescovi e i suoi superiori, non esitando quando necessario a prendere la penna in mano per scrivere al Re di Spagna o a Roma. 

E forse non occorre nemmeno rammentare che a quei tempi una donna – per di più monaca – con un atteggiamento così indipendente e risoluto era guardata con estremo sospetto e profonda invidia, tanto che il nunzio apostolico Filippo Sega, che avversava fieramente il suo progetto di riforma monastica, la definì con spregio «femmina inquieta e vagabonda».

Teresa morì ad Alba de Tormes nel 1582, fu beatificata il 24 aprile 1614 da papa Paolo V e poi canonizzata il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV; e tre secoli e mezzo più tardi, nel 1970, Paolo VI la proclamò dottore della Chiesa, prima donna a ricevere un tale riconoscimento.


Scritto da Enrico Petrella e pubblicato originariamente qui.

1 comentario:

  1. ................................................................................................................................................................................................................................................................ E FORSE NON OCCORRE NEMMENO RAMMENTARE CHE

    HA QUEL TEMPI UNA DONNA - PER DIPI'U NONACA - CON UN

    ATTEGGIAMENTO COSÍ INDEPENDENTE E RISOLUTO ERA GUARDATA

    CON ESTREMO SOSPETTO E PROFONDA ENVIDIA , TANTO CHE

    IL NUNZIO APOSTOLICO ............................................................................................................................................ "

    ¡¡¡ GRACIAS PADRE ... EN FORMAS DIVERSAS NOS SIGUE

    REGALANDO A SANTA TERESA ...DE JESÚS ... ¡ ESTA GRAN SANTA

    MULTIFACETICA ... QUE VIVE LAS LAS ETERNIDADES DE ¡ DIOS UNO

    Y TRINO AMOR ... ! DE AYER ... HOY ... Y MAÑANA ... ¡ REALIDADES ...

    VERDADES ... REALIDADES DIVINAS ...LATIENDO ROSAS

    VIVAS ... ARDIENTES ... CON NUESTRO SEÑOR JESUCRISTO

    Y MARÍA SANTÍSIMA ...! ¡ AMÉN ...!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


    ¡¡¡ SÍ ! ¡ DIOS EN TODOS Y EN TODO DANDO A LUZ ...!!!!!!!!!!!!!!

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