Reflexiones diarias sobre argumentos de espiritualidad y vida carmelitana, con incursiones en el mundo del arte y de la cultura

jueves, 9 de abril de 2015

Donne che percepiscono «l’eterno dentro l’istante effimero»


Intervista di Luigi Amicone alle carmelitane scalze di Bologna. Donne che percepiscono «l’eterno dentro l’istante effimero».

[...] «Mi ricordo tanti anni fa l’intervista radiofonica… Sentire le risposte di quella ragazza fu una sorpresa: vibravano di una saggezza stupefacente. Da che cosa le veniva? Dall’abitudine a percepire l’eterno dentro l’istante effimero e ad abbracciar le cose tutte insieme, perché non si può giudicare neanche d’un capello se non dalla totalità dell’organismo a cui si appartiene».

Suor Maria Elisa della Trinità, sottopriora, in convento dal 1985, originaria di Bellano: «Questa interpretazione della vita contemplativa è esatta. Perché effettivamente la distanza che si frappone tra noi e la vita ordinaria ci permette di avere uno sguardo sintetico e nello stesso tempo non distaccato, inserito “in una totalità” come dice lui. Penso sia una conseguenza del vivere per il Signore in un ambiente circoscritto, limitato, ma non piccolo, non meschino».

Suor Teresa Benedetta della Trasfigurazione, in convento dal 1998, originaria di Foggia: «Il nostro è un piccolo mondo, ma dove è presente tutto quello che costituisce l’umanità nelle sue gioie, nei suoi dolori, nei suoi desideri, nelle sue passioni. Anche qui c’è “il tutto”. E questo crediamo possa avere un riverbero nella società, anche se noi non la viviamo».

Suor Maria Elisa: «Lo scopo della nostra vita è Cristo. E queste sono le conseguenze come ha detto suor Teresa Benedetta. Nessuna di noi si è mossa per vivere nel microcosmo. Ci siamo mosse per il Signore Gesù. Chi in un modo chi nell’altro. Chi da un posto chi da un altro».
Come fa un posto così a sussistere?

Suor Anna Grazia della Madre di Dio, priora, in convento dal 1986, originaria di Taranto: «Questo rimanda senz’altro a qualcosa che non viene dalle forze e dalle capacità umane. È opera del Signore che ci sia una possibilità umana di vivere così con Lui, per Lui, chiamate da Lui. Poiché è Lui che ci ha afferrate e ci ha condotte nonostante le nostre resistenze – parlo personalmente – le nostre tergiversazioni che sono durate un bel po’, le nostre lotte con Lui. Però alla fine c’è stata questa pacifica amorosa esa a Lui. Le sembrerà un contrasto, ma la vocazione contemplativa è una vocazione missionaria. È un esodo, ma per il mondo. Come scrisse santa Teresa, “il mondo è in fiamme”. Lo era allora. Lo è oggi. Non è una ricerca estetica la nostra. Non è per una bellezza e santità personale. Ma è proprio in comunione con tutti i fratelli. Papa Francesco insiste molto sulla “Chiesa in uscita” e mi pare che lui stesso abbia detto in una occasione, “sì, anche le suore di clausura sono in uscita” perché la nostra preghiera abbraccia tutta l’umanità. Alla fine siamo tutti servi inutili. Dio compia quest’opera».

Quante siete in convento?
«Sedici. Possiamo essere al massimo ventuno. Santa Teresa inizialmente aveva previsto conventi da tredici, per questa sua idea del “piccolo collegio di Cristo” in modo che ci si possa conoscere e vivere davvero fraternamente il Vangelo. Poi ha alzato il limite perché tredici sono poche, si incomincia a invecchiare…».

«Vivere fraternamente il Vangelo». Come suona strano qua fuori, viene in mente Eliot, «quale vita è la vostra se non avete più vita in comune»?

Suor Maria Elisa: «L’individualismo è un virus che ha aggredito il mondo, penso. Si chiamava “egoismo”, una volta. O “egocentrismo”. Effettivamente il Vangelo è fatto per l’espansione. Per uscire da se stessi. Ma non da soli. Mai da soli. E anche i primi eremiti sono sempre partiti da un momento di comunione con la Chiesa. Partiti per essere un fermento, il sale. Ma per una pasta. Non per essere incorruttibili essi stessi. La fraternità, anche all’interno del Carmelo, è certamente il tema da riscoprire. Perché è ciò che la Chiesa ci chiede di vivere intensamente oggi. La Chiesa e penso lo Spirito Santo, perché poi la Chiesa si esprime per la forza dello Spirito. Fraternità che magari nei secoli precedenti era stata – non dico oscurata perché se si leggono le antiche cronache dei nostri monasteri si coglie una vita fraterna e semplice proprio anche per il fatto di essere in numero ridotto – ma forse era stata un po’ sommersa da quello spirito penitenziale e di ascesi dura della Controriforma, che come impostazione di fondo della Chiesa intera è durata fin quasi alla metà del 1900. Adesso la Chiesa ci dice che l’ascesi vera è vivere intensamente la relazione fraterna. La società ne ha tanto bisogno. La gente che viene da noi è gente sola che non ha punti di appoggio. Le famiglie si sono sgretolate, non c’è più il legame forte su cui tu puoi sempre contare anche quando sei di cattivo umore o quando ti trovi in cattive acque».

Si può leggere l'intervista integrale qui. Informazioni sul monastero qui.

1 comentario:

  1. " ........................................................................................................................................................... PERQUÈ È CIÒ CHE LA CHIESA CI CHIEDE

    DI VIVERE INTENSAMENTE OGGI . LA CHIESA È PENSO

    LO SPIRITO SANTO ..................................." ¡¡¡ AMÉN ...!!!!!!!!!!!!!!!


    ¡¡¡ UNA BELLEZA TODO ... ! ¡ GRACIAS POR SEGUIR

    COMPARTIENDO A ¡ EL AMOR ... ! LAS PALABRAS HUELGAN ......

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